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Home » Storia e tradizioni
Le incisioni rupestri
Le prime segnalazioni di incisioni rupestri relative alla Val Grande risalgono
al 1985 con la pubblicazione sul libro “Val Grande ultimo paradiso” dei
massi coppellati dell’alpe Prà e dell’alpe Sassoledo.
Successivi contributi di ricercatori locali hanno consentito l’individuazione
e la documentazione di un sempre maggior numero di rocce incise.
Le incisioni più comuni in Val Grande sono le coppelle, eseguite
su roccia in quantità e con disposizioni variabili, spesso unite
da canaletti. Non mancano altre tipologie di incisioni come alberiformi,
cruciformi, simboli vulvari, trie e antropomorfi, tutti segni databili
però ad epoche storiche più o meno recenti.
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L'alpe Sassoledo
L’alpe Sassoledo si trova alle pendici del Pizzo Marcio, lungo
uno dei sentieri che da Verigo di Trontano conducono in Val Grande,
attraverso la Colma di Basagrana, punto tra i più panoramici
dell’alta valle.
Il masso inciso si trova in prossimità dell’alpe Sassoledo Inferiore
e presenta sulla sua superficie alcuni petroglifi di varie tipologie: alberiformi,
coppelle, stelliformi, date e lettere. Altre incisioni sono visibili alle spalle
dell’alpe superiore, lungo la parete che sale lungo il crinale che porta
al Pizzo Marcio.
I petroglifi di Sassoledo sono stati quasi tutti incisi a polissoire, ossia
per sfregamento ripetuto della roccia, e quindi appaiono filiformi e poco profondi.
Caso non comune in queste valli, possiamo distinguere segni di tipologie diverse.
Numerosi sono i cruciformi, simboli di cristianizzazione presenti con varie
tipologie, che sovente sono serviti a risacralizzare rocce già incise
in epoche precristiane e le coppelle, presenti a volte unite con canaletti,
anch’esse collegabili a probabili funzioni cultuali.
Gli alberiformi presenti sulle rocce di Sassoledo hanno ispirato il marchio
del Parco Nazionale della Val Grande. È stato un grafico di Luino, Fabio
Bellato, che ha elaborato da questa tipologia di incisioni quello che poi è diventato
il simbolo del Parco. Molte le motivazioni che hanno portato a questa scelta:
il fatto che l’alberiforme può rappresentare anche, in forma stilizzata,
l’uomo, grande protagonista della storia di questa valle; lo stesso albero
ha sempre avuto un ruolo di primo piano nell’economia della Val Grande
(vedi i disboscamenti dei secoli passati) e lo ha tuttora a livello ambientale,
con la natura tornata padrona incontrastata di questo dedalo di valli impervie. |



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Il "masso altare" dell'alpe Prà
L’alpe Prà è un suggestivo balcone affacciato
sulla bassa Val Grande e sul lontano Lago Maggiore, specchio d’acqua
sul quale sembrano galleggiare le Isole Borromeo.
Poco sotto il rifugio “Casa dell’Alpino”, alla
destra dei ruderi dell’alpeggio e in posizione dominante sulla
valle, una tavola di pietra attira l’attenzione per la presenza
sulla sua superficie di una trentina di coppelle, alcune delle quali
unite da canaletti. La posizione del masso rivolta verso il sorgere
del sole può confermare una sua destinazione riferibile a
culti naturalistici per i quali dal Sole dipendevano la vita stessa,
lo sviluppo della natura sia vegetale che animale e quindi anche
umana.
Altre teorie sono state espresse sul significato delle incisioni
coppelliformi dell’alpe Prà. Si ipotizza, ad esempio,
la possibile raffigurazione di costellazioni celesti ed in particolare
dell’Orsa Maggiore oppure di un’antica mappa topografica
che indicherebbe confini o sentieri. |



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