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La Resistenza
Su queste montagne è stata scritta una pagina importante della
Resistenza italiana. Nel giugno del 1944 la Val Grande e la Val Pogallo
furono teatro di aspri scontri tra le formazioni partigiane e le truppe
nazifasciste. A Pogallo una lapide ricorda 17 giovani partigiani, alcuni
rimasti ignoti, uccisi il 18 giugno 1944. Nell’alto Verbano le vittime
del rastrellamento furono oltre duecento, con battaglie e fucilazioni che
culminarono a Fondotoce con l’esecuzione di quarantatrè partigiani
catturati in varie località della Val Grande.
Una testimonianza significativa da “La Marona” anno 1945
Il 13 giugno ebbe inizio il rastrellamento nella "Valgrande".
Dopo qualche giorno Superti che era il comandante della mia formazione,
diede il "si salvi chi può"; noi raggiungemmo la Bocchetta
di Campo, e di qui ci sbandammo.
In nove ci siam rifugiati in Val di Pogallo. Qui siamo rimasti per
quattro giorni senza mangiare, riparandoci in qualche modo dalla pioggia.
Otto di noi eran rimasti sulla Bocchetta.
Il quinto giorno una pattuglia di nazisti passò sul sentiero che
corre sopra la valle, ed un tedesco sceso ad attraversare il fiume ci scoprì.
Ci condussero a Pogallo. Durante la strada il tedesco che ci aveva
scoperti cadde nel fiume e noi con molte fatiche lo ripescammo fuori.
A Pogallo un ufficiale tedesco ci diede da mangiare e da fumare e
ci promise di lasciarci in vita.
Il giorno successivo, alle ore 10, prepararono il plotone di esecuzione;
io ero il primo e mi fecero levare le scarpe e la camicia e 6 tedeschi
armati di ta-pum puntarono l’arma pronti a far fuoco; ma un fascista
che conoscevo quando ero ancora borghese e con cui ero stato molto amico,
mi riconobbe e si lanciò contro di me abbracciandomi.
Così riuscì ad ottenere che mi salvassero la vita.
Alpino Ruffo Aldo
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