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Di roccia in monte
Il territorio del Parco è compreso in un area di straordinario
interesse geologico. Le montagne più caratteristiche della Val Grande,
come il Pedum, il Proman, i Corni di Nibbio, la Cima Sasso e la Cima della
Laurasca, sono costituite per esempio da rocce molto scure (anfiboliti,
serpentiniti, peridotiti), verdi o nerastre, ad elevato peso specifico,
estremamente dure e resistenti agli agenti atmosferici. E' una parte di
quella che i geologi chiamano "Zona Ivrea-Verbano", una porzione
di crosta continentale profonda, proveniente dalla zona di transizione
con il mantello terrestre (quindi da profondità di circa 35-50 km)
. Ma nel Parco troviamo soprattutto le testimonianze del rapporto tra l'uomo
e la pietra, utilizzata e lavorata fin dall'antichità come materiale
da costruzione.
La storia del Parco è anche strettamente legata a quella dello sfruttamento
delle Cave di marmo rosa di Candoglia, utilizzate fin dalla fine del XIV
secolo per la costruzione del Duomo di Milano. Con la concessione di Gian
Galeazzo Visconti (24 ottobre 1387), la Veneranda Fabbrica del Duomo entrò in
possesso anche di tutti i boschi della Valgrande tra Cima Corte Lorenzo
e Ompio. Il legname era utilizzato sia in cava, sia a Candoglia, per la
costruzione delle chiatte, sia a Milano per le impalcature del Duomo: questa
data, oltre l'inizio di una frenetica attività estrattiva, segna
l'inizio del disboscamento della Valgrande.
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