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Storie di montagna

La storia delle comunità di montagna, la cui sopravvivenza era indissolubilmente legata ad un territorio e ad una natura difficili, è scritta tutta in salita, e non solo in senso figurato. Millenni di lotta per coltivare, per muoversi, per strappare faticosamente alla montagna indispensabili risorse: pietra, legno, terra da coltivare e per i pascoli. La verticalità stessa era il principale elemento di sopravvivenza: tutta la loro economia era basata sugli spostamenti altitudinali stagionali, in base ai ritmi della natura.
Ne sono testimonianza le ciclopiche opere di terrazzamento destinate alla coltivazione ed una fitta rete di strade e sentieri che segnavano i versanti vallivi collegando il fondovalle ai maggenghi e agli alpeggi.
Per le comunità della Val Grande le risorse erano particolarmente povere: raggiungere gli alpeggi poteva significare accompagnare un bovino alla volta lungo stretti e scoscesi sentieri, oppure raccogliere la poca acqua piovana in cisterne di pietra, strappando la sopravvivenza alla montagna, in una quotidiana "vita in salita".
Un documento del 1014 ci parla di “selve incolte” esistenti al di là della Colma di Premosello. La Val Grande era ancora chiamata “Valdo” ossia “bosco”, “foresta”. I primi pastori si rifugiarono nelle balme, ripari sotto roccia di tradizione preistorica.
È tra il X e il XII secolo che il paesaggio della valle inizia a mutare. Selve e terre incolte vengono disboscate e trasformate in pascolo. Nascono così alpeggi estivi e maggenghi primaverili-autunnali.
Dal XIV secolo il taglio dei boschi diventa un’ulteriore fonte di reddito per le comunità valgrandine, proseguendo sempre più intensamente sino a metà del ’900.
Oggi resti di teleferiche, piazzole delle carbonaie, polloni di faggio ricresciuti dopo il taglio del tronco principale, sono solo alcune testimonianze dei disboscamenti. I pascoli abbandonati vengono invece ricolonizzati da specie pioniere come la betulla: un paesaggio che cambia fisionomia di anno in anno, con la natura che ritorna padrona.