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Il taglio del bosco

Nei secoli scorsi, molti paesi della Val Grande erano accomunati dall’attività di taglio dei boschi. Questa fu forse la più importante fonte di reddito per le comunità della Val Grande, così ricca di vegetazione arborea e, soprattutto, così vicina ai mercati milanesi.
Nell’alto medioevo le foreste ricoprivano quasi totalmente l’Europa e un documento del 1014 ci parla di “selve incolte” esistenti in Val Grande. La valle era ancora chiamata “Valdo” ossia “bosco”, “foresta”. Lo sfruttamento delle risorse forestali a scopo mercantile avvenne più tardi quando la presenza umana sulla montagna si era ormai consolidata.
Nel 1397 Gian Galeazzo Visconti concesse alla “Veneranda Fabbrica del Duomo di Milano” il diritto all’estrazione gratuita del marmo affiorante in località Candoglia e all’approvvigionamento di legname nei boschi della Val Grande (legname necessario per le operazioni di cava, per il trasporto e per le impalcature del Duomo).
La concessione del 1387 segnò per la Val Grande l’inizio della stagione dei grandi disboscamenti. La forza dell’acqua fu sfruttata per il trasporto del legname e dei blocchi di marmo grazie alla lunga via d’acqua che attraverso il Lago Maggiore e il Ticino collegava la Val Grande e l’Ossola a Milano. Nei secoli successivi i tagli si intensificarono, non più solo ad uso della Fabbrica del Duomo, arrivando a tagliare boschi che gli abitanti del luogo dicevano “essere stati piantati da Adamo”.
All’inizio del ’900 alla tecnica della fluitazione del legname lungo i corsi d’acqua subentrò il trasporto con teleferica.
La Val Pogallo e la Val Grande erano attraversate da decine di cavi aerei. Le teleferiche a caduta, i cosiddetti “fil a sbalz”, trasportavano per inerzia i tronchi tagliati fino a ai principali centri di raccolta del legname. Da qui partivano le teleferiche principali, lunghe anche 10 km, che trasportava il legname sul fondovalle Ossolano, nei pressi delle stazioni ferroviarie, dove erano installati motore elettrici da 40 cavalli di potenza. Dove i deboli dislivelli non permettevano l’impianto di fili a sbalzo, furono installate anche alcune decauville, ferrovie a scartamento ridotto.
Negli anni ’50 del secolo scorso la domanda di legname diminuì e per la Val Grande si concluse l’epoca dei disboscamenti. L’ultimo taglio avvenne in Val Pogallo nel 1961.